Ebooks Voci di Poesia

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sabato 13 settembre 2014

Verso sera (di Carlo Romano)


Sei arrivato
dopo aver tanto faticato
curvato sui fogli a lungo
fino a consumarti del tutto.
Verso sera ti sei ritrovato
in un corpo ingobbito e stanco,
hai percorso strade disgregate
costellato di affanni.
Hai trovato lame tagliente sul selciato
che hanno reciso gran parte di te
hai tenuto per te gli insulti, il dileggio
nascondendo nel privato
dentro l’anima il tuo penare
senza fare superflui mozioni.
Non ha bisogno
di clamore il dolore
dopo aver tanto sopportato
ingoiato ingiustizie
riscosso offese.
Hai bevuto dal calice della vita
il tuo stesso sangue maligno
hai ingoiato in silenzio
il dolente segno del tuo essere,
quanti amori non corrisposti
quante repliche è istanze
mentre la vita in te soffocava
non riconobbe silenzio ne pietà.
Restano pochi spiccioli nelle tasche
come il tempo che rimane
si incammina il poeta stanco…
avvilito verso sera.

Carlo Romano

diritti riservati

Dov'era lei? (di Carlo Romano)


Dov’era lei? Mentre su dal ponte
guardavi l’acqua scorrere
e tristemente ti perdevi
in un macabro pensiero.
Dov’era lei? Quando ubriaco fradicio
ti lasciavi andare come un dissennato
in un dolore indegno, disperato,
in quanto deluso, smantellato,
non smettevi mai di piangere.
  Dov’era lei? Mentre frustrato ti domandavi…
 cosa fare, dove andare, se imprecare o no
questo destino avverso,
per un amore sguarnito, andato perso.
Dov’era lei? Quando incazzato nero,
eri fuori di te, con il cuore in gola… deliravi,
sconvolto e fuso ti domandavi,
cosa fare di questa grezza vita,
 se andare avanti o farla finita.
Dov’era lei? Quando con le mani
  squarciavi la tua carne,
mentre gridavi… vita della mia vita,
perduta mia speranza, perché lo fai?
Dov’era lei? Quando ti accasciasti al suolo
e vedesti in un solo colpo
il mondo crollarti addosso.
 Dov’era lei? Nel momento in cui
 la croce rossa ti portava via,
mentre eri in fin di vita?
Amara crudeltà, lei era tra le sue braccia
a sollazzarsi per il piacere infame
e vai… vai avanti gridava non ti fermare,
sventrami il corpo, riempimi di passione.
Dov’era lei? Se non con lui
a ridere di te, a ridere di te.


Carlo Romano
diritti riservati

Carlo Romano


Romano Carlo Vito nasce  il 24 gennaio 1949 a Altamura (BA) sposato e padre di tre figlie. All’età di sedici anni si trasferisce pieno di speranze a Milano, inizialmente  lavora in una lavanderia, un lavoro che non appagava pienamente i suoi obiettivi, decise di cambiare direzione ed entra nel ramo della ristorazione; un lavoro duro, stressante ma nello stesso tempo appagante.


Intervista

Cosa significa per te la poesia?
Per me la poesia  è vita, il sostanziale respiro, il sale fondamentale che dà sapore alla vita, è amore viscerale, un ardente  fuoco che non brucia ma riscalda, un continuo sognare a occhi aperti, una infinita ricerca per migliorare le coscienze umane, profondere magicamente con la voce dell’anima gli adeguati messaggi costruttivi, inculcare per il bene dell’umanità le solenne e adeguate riflessioni balsamiche per capire al meglio il vero senso della nostra esistenza.

Cosa ti muove a scrivere poesie?
Un forsennato bisogno interiore, un desiderio indelebile di gridare a pieni polmoni che la vita è un grande dono, talmente grande che va amata e pienamente rispettata.

La funzione del poeta oggi.
Fare comprendere all’umanità i veri valori umani, inculcare con la poesia coloro che si lasciano andare o si perdono senza lottare, infondere con l’arte poetica messaggi positivi, somministrare per il bene dell’umanità schegge di saggezza e di speranza.

Un paio di aggettivi per farti conoscere.
Riflessivo, testardo e riservato quanto basta. In verità preferisco rimanere al buio troppa luce mi acceca.

Hai pubblicato un libro? Parlacene magari illustrando con una poesia.  

Soltanto due libri cartacei con altri poeti e diverse antologie di poesia in formato ebook curate dal poeta Matteo Cotugno.

venerdì 12 settembre 2014

E' quando (di Carlo Zanutto)


E’ quando,
ad un tratto,
devi fermarti …
E’ quando,
un secondo prima,
non pensavi a nulla …
E’ quando l’auto Illumina la strada
 e  la radio ti ricorda qualcosa che è stato …
E’ quando devi fermarti,
 è quando facendo qualcosa,
 è quando un secondo prima
 non pensavi a nulla …
E’ quando apri un cassetto e ci trovi un biglietto
che avevi scordato …
E’ quando ti svegli di notte …
E’ mentre torni a casa
 e la radio ti ricorda le parole di qualcuno …
E’ quando non pensavi a niente, 
è quando eri spento,
è quando fermi la macchina,
è quando un secondo prima
 non pensavi a nulla …
E’ allora che tutto c’è
 e scrivi …

Carlo Zanutto

Milano (di Carlo Zanutto)


Milano che si sveglia,
Milano che esce dai sogni,
Milano che rinasce dal buio...
Un sole alle spalle
e Milano ti lascia senza fiato;
Un sole alle spalle
e tutti i rumori restano muti...
Un sole alle spalle
e Milano non ha tempo per uno sbadiglio,
non ha tempo per realizzare il giorno,
il momento...
Un sole alle spalle e milioni di occhi,
milioni di mani e,
col sole alle spalle,
Milano non ha tempo per uno sbadiglio...


Carlo Zanutto


Carlo Zanutto


Carlo Zanutto nato a Tripoli il 5/11/1966.
Scrivo poesie e racconti brevi dai tempi delle superiori.
Nel 2012 cedo due testi a Fabio, leader dei Malibù, (www.malibuoriginal.it) che diventano  canzoni: “chiederò” e “pezzo di cuore”.
Ad inizio del 2013, con Beppe Borromeo, lavoriamo alla realizzazione della prima raccolta di poesie, autoprodotta, dal titolo  “la mia linea dei  seieventicinque” a cui, essendo Allenatore di Basket, diamo una “impronta cestistica” (riscaldamento, primo quarto, secondo quarto ecc.).
Nell’Aprile del 2013 il volume  viene presentato,  in collaborazione con i Malibù,  in un locale a Crema. Da lì seguono altre serate con Fabio e la Band.
Ad oggi sto lavorando a ben tre raccolte di poesie, due già pronte e divise in due volumi :”Parole su parole”, l’altra raccolta, a cui sto dando un’impronta  “gotica” conterrà racconti intervallati da poesie che avranno come filo conduttore la paura, il gotico, l’orrore.
Sposato con Monica, due figlie Chiara e Marta.

Intervista

E’ la domanda più complessa per un poeta quindi la propongo per prima: cosa
significa poesia per te?
La poesia, a mio parere, significa vivere, significa “decifrare” la vita, significa emozione, significa emozionare, usare le parole per farlo per far si che gli altri si emozionino leggendo ciò che riesci a scrivere su un foglio, ciò che la tua sensibilità  “decodifica” del vivere, ogni giorno...

Cosa ti muove a scrivere poesia?
La vita, il passato,  il futuro, la voglia di esserci la voglia di farsi leggere e, forse, anche la voglia di farsi guardare con occhi diversi dalle persone che ti conoscono.

La funzione del poeta oggi?
Credo che bisognerebbe far girare molto di più la poesia, soprattutto oggi, in questo mondo, che di poetico ha ben poco. Il Poeta è un creatore di emozioni e oggi più che mai c’è bisogno di emozionarsi!

Un paio di aggettivi per farti conoscere.
Non saprei...Credo onesto perché quando scrivo colgo un pensiero, colgo una parola, la metto su carta e non la modifico: così è arrivata e così resta, nulla viene corretto o modificato. Parecchie persone dicono che le mie poesie sono “musicali” e questa descrizione mi piace.

Hai pubblicato un libro? Parlacene magari illustrandolo con una poesia.
Si, ho pubblicato un libro: “La mia linea dei seieventicinque” una raccolta di poesie che spazia dagli anni 80 ad oggi. Ci ho lavorato insieme ad un caro amico (Giuseppe Borromeo) che si è occupato della grafica e dell’impaginazione. Siamo partiti dal fatto che sono un allenatore di Pallacanestro nonché un ex giocatore ed il titolo, appunto, si riferiscono alla distanza della linea dei tre punti quando giocavo. E’ diviso in quarti ed ogni quarto riporta 10 testi che riguardano periodi e persone della mia vita. Ci sono, ovviamente, una poesia per mia moglie Monica e le mie figlie Chiara e Marta. Il libro è autoprodotto.  Ho anche collaborato con un gruppo musicale, i Malibù fornendo al leader del gruppo, Fabio Scaccabarossi, due testi trasformati, poi, in canzoni.


...Ed ora dimmi:
dove ero io quando giocavi tra i fiori;
e dove eri tu quando,
anch’io,
 inseguivo aquiloni...

a Monica

martedì 9 settembre 2014

Asfittici sogni - la mia Desirée (di Biagio Merlino)


Asfittici i sogni mi rifiutano
la mia Desirée;
fiore tra i fiori,
rosa fra le rose,
azzurro tra i colori
che si fa blu
e mi accarezza il cuore,
come fa la nuvola sul monte.

Desirée, ala del gabbiano
quando io mare
aspetto che mi tocchi.

Dove poggi i tuoi rami,
rampicante dei miei pensieri?
Acre il freddo senza la tua mano
contorce perfino l’azzurro
del cielo
e torna ad impadronirsi
della mia fronte.

Indaco sogno che modella
il desiderio del mio mare;
vela che carezza con la seta
il bordo marino,
sogno nei sogni.

Biagio Merlino

da “Sfida alla rosa rossa”