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martedì 21 ottobre 2014

A Danilo (di Emanuela Carniti Merini)


Io ti blandisco la notte
che
insidia il tuo abbraccio.
Non sei mai più sereno
non più di quella volta
che i tuoi sorrisi
migravano alle mani
e gli occhi lievitavan la mia pelle.

Allora eri germe di grano
e la mia storia.

Adesso invece
un'alba nuova sortisce
e il tuo eroe
piange le rovine
sul mio petto arso.

Ma io ancora
ti blandisco la notte.


Emanuela Carniti Merini
diritti riservati


Cuore (di Emanuela Carniti Merini)


Ho un cuore addormentato
tra fugaci respiri
uno sfilacciato ardore
che invece di suonare
pigola come uccello.

Dov'è il maestro
metronomo instancabile
che andandosene solo
l'ha abbandonato quaggiù?

Dov'è la fata
che volteggiando
di fiore in fiore
s'è persa tra le fronde?

Ti prenderò io
motore
sostegno di speranze
e nocchiero insuperato
di quell'amore
di cui cantano gli amanti.

Come un'ostia divina
ti porterò alle labbra
e ti berrò come terra.
Viandante
ti porrò sulle spalle
attraversando valli
e fiumi e montagne.

Ti sento palpitante
nel futuro presente
nei cori delle genti
che popolo non sono
ma cercano speranza,

nella donna derubata
uccisa dall'amante
nell'emigrato stanco
lontano dalla patria
nel diverso nel cane
nel bambino

cuore, dammi retta
non mollare...
Per tutti c'è
ancora e ancora
chi aspetta un sole
da adorare!!!
Oltre la tempesta!


Emanuela Carniti Merini
dalla sua prima silloge "Chirurgia d'affetto" - Onirica Edizioni 2014
diritti riservati

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Emanuela Carniti Merini


Emanuela Carniti Merini

Sono nata a Milano nel 1955 da Ettore Carniti e Alda Merini. Sono la prima di quattro sorelle.
La mia gioventù non l'ho vissuta serenamente a causa dei dissidi tra i miei genitori e per le turbe psichiche di mia madre che sfociavano in frequenti ricoveri.
Mi sposo presto (a soli 15 anni), fuggendo di casa con il mio ragazzo durante una lite tra i miei genitori. Questo mi ha portato a lasciare la scuola professionale che frequentavo (non per scelta: avrei desiderato fare cardiochirurgia o l’interprete), le mie compagne e la mia città.
Vivo a Omegna(VB) da più di 40 anni e sono riuscita in parte a coronare il mio sogno. Sono stata infermiera ospedaliera e poi sul territorio. Grazie alla Legge Basaglia e all'apertura dei manicomi ho potuto dedicarmi a chi aveva problemi psichici a ritrovare comprensione e accoglienza nelle maglie del sociale.
Sono mamma di due figli ormai adulti e nonna di un bellissimo nipotino.
Scrivo da quando avevo vent' anni, anche se la mia prima poesia la scrissi all'età di nove anni. Doveva essere un regalo di Natale per mia madre.
Sono una persona complessa e contraddittoria. Tendo alla solitudine, anche se il mio amore per il mondo, la natura e le persone è ciò che sostiene e stimola positivamente la mia natura un po'  melanconica.



Intervista
E’ la domanda più complessa per un poeta quindi la propongo per prima: cosa significa poesia per te?
La poesia per me è liberazione, parto indolore e solamente dolce di parole, sensazioni, pensieri, emozioni a cui dare un senso, un filo, una melodia. Ecco, credo soprattutto una ricerca di melodia nel caos dell'anima.

Cosa ti muove a scrivere poesia?
Credo di aver respirato da sempre poesia, tanto da non essermi mai posta la domanda.
Per me la poesia è una necessità, un'impellenza che non segue alcun ritmo, ma scaturisce improvvisa e naturalmente, soprattutto quando l'emozione in qualche modo tracima e ha bisogno di un modo, un contenitore in cui essere collocata.
Allora la poesia, per me forse l'unico modo per esprimere sentimenti, sensazioni, diventa necessità e voce, anche per me stessa. E' anche una riflessione che poi mi aiuta a leggermi dentro .


Qual è la funzione del poeta, della poesia oggi?
Credo che il poeta, come ogni scrittore o altro artista crei  principalmente per se stesso. E' poi il pubblico, il lettore che può trovare o meno nell'opera qualcosa che raggiunga l'anima.
Nell'epoca attuale penso che la poesia, l'arte in genere sia più importante che mai.
In questi anni segnati da recessione, grandi sconvolgimenti sociali e incremento della violenza sui più deboli e sugli animali, ci sia anche il desiderio di mondarsi, di portare alla luce la parte più oscura di noi: l'ombra e le sue nefandezze.
Ma con l'arrivo dell'ombra c'è ancora più bisogno di luce, di bellezza e universalità, soprattutto di PACE.
Ecco credo che la poesia parli di universalità, di sentimenti condivisibili, soprattutto di amore. E l'amore, si sa, è pace con se stessi e gli altri.

Un paio di aggettivi per descriverti e farti conoscere al pubblico.
Sono una persona molto complessa e contraddittoria, difficile anche per me stessa.
In perenne ricerca di una serenità che fatico a mantenere visto il mio carattere.
Un'introversa con lo sguardo rivolto anche alle persone, al mondo, alle possibilità che intuisco dentro gli altri.
Il mio desiderio sarebbe quello di continuare ad aiutare in qualche modo chi soffre.
Sono stata infermiera per 40 anni. Adesso sono in pensione, ma rimango infermiera e lo sarò sempre!

Parlaci di una tua poesia o di un tuo libro se lo hai pubblicato.

E' uscita nel Settembre 2014 la mia prima Silloge poetica dal titolo "CHIRURGIA D'AFFETTO" - Onirica Edizioni.

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lunedì 20 ottobre 2014

Un sogno (di Eric Balossini)


Profuma di terra sopita
in ghirlande di stelle
la terra stanotte.

Sogno...

Si fermano in un sorriso
lacrime di pagliacci
in bolle di sapone,
leggere come la coscienza
quando sa ancora sognare.

Non è più tempo di piangere,
ogni lacrima caduta
ha fatto il giro del mondo.
Resta un cielo d’appartenenza
che abbraccia ogni vita vissuta.

Mi porta via il fiume
verso un mare da scoprire,
come al vento apre le ali
l’aquila al primo volo.

Siamo immagini appena colorate
appese al filo dei giorni
come aquiloni nell’attesa
di chiudere un cerchio.

So bene che sto sognando,
che tornerà la clessidra
a scandire il giorno,
che domani è il solito viaggio,
e se la vita davvero è un lampo
tanto vale sognarla.


Eric Balossini

Tratto dalla raccolta “Il Sesto Continente” Avalon editore

Un continente (di Eric Balossini)


Ho sognato un continente,
una riva dalla quale non si ha più voglia di partire,
dove la nave approda e getta l’ancora,
per sempre.

Ho sognato un continente che non conosce l’odio,
la tristezza di stupide guerre,
l’egoismo cieco che toglie tutto
a chi ha bisogno.

Ho sognato un continente dove l’acqua non si compra,
perché sorgente di purezza,
dove la terra profuma di buono
e i suoi frutti generosi bastano a sfamare tutti.

Ho sognato un continente dove un abbraccio
vale più di mille parole,
e le parole non si gettano al vento
perché ancora hanno un significato.

Ho sognato un continente in cui il tempo della vita
scorre scandito dalle stagioni,
dove ogni giorno è importante e lo si rispetta
perché irripetibile come ogni cosa.

Ho sognato un continente dove ogni bambino
conosce il nome degli alberi, dei fiori
e la rosa dei venti,
un continente di terra, acqua e sale.

Non serve altro al pane della vita.


Eric Balossini

Tratto dalla raccolta “Il Sesto Continente” Avalon editore.

Eric Balossini


Eric Balossini

Secondogenito di cinque fratelli, Eric Balossini nasce a Parigi il 31/05/1960; si trasferisce in Italia nel 1972 ad Ariccia in provincia di Roma dove a tutt’oggi vive e lavora come musicista e poeta. Figlio d’arte, (il padre era lo scrittore noto con lo pseudonimo Michel Random) ha la fortuna di incontrare in giovane età grandi scrittori e poeti come Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Cesare Zavattini e molti altri i quali avranno su di lui un’influenza decisiva.
Nel 2000 è tra i vincitori del IV Concorso di poesia “Habere Artem” ed è pubblicato nell’omonima antologia da Giuseppe Aletti Editore. Sempre con l’Editore Aletti, nel 2013 e nel 2014 è tra i vincitori dei Concorsi di Poesia “Dedicato A… Poesie per ricordare” e “Tra un fiore colto e l’altro donato”. Nel 2014 è primo classificato al concorso “Venti DiVersi” promosso dalla casa editrice Avalon, con la quale pubblica una raccolta intitolata “Il Sesto Continente”. Sempre nel 2014 è tra i premiati alla decima edizione del concorso “La Rosa D’oro”. L’autore è presente in numerose antologie sia cartacee che presenti sul web.

Intervista
E’ la domanda più complessa per un poeta quindi la propongo per prima: cosa significa poesia per te?
Penso che la poesia sia necessaria, insostituibile per trasmettere un’emozione, per quanto sia possibile con la sua intensità originaria. La poesia è anche, più in generale, un modo per raccontare il mondo sotto la lente d’ingrandimento della sensibilità. È un modo di vivere. Si scrive partendo da un’emozione e restituirla al lettore con semplicità è anche frutto di una copiosa limatura, di tagli e ripensamenti. In fondo quando rileggo quello che scrivo, raramente mi piace la prima stesura. Un testo mi sembra compiuto soltanto se a distanza di tempo vi ritrovo il seme iniziale, l’emozione che mi ha spinto a metterlo sulla carta.

Cosa ti muove a scrivere poesia?
Cosa può fare la poesia, contribuire ad abbattere il muro dell’indifferenza, madre di ogni cieco egoismo. È un piccolo contributo certo, ma ogni oceano è pur formato da gocce, e sono le gocce ad erodere gli scogli più duri. Ci vuole molto tempo, troppo per lo spazio temporale che ci è concesso. Tuttavia una persona sensibile non può esimersi dalla necessità di dover tradurre in versi o in prosa, sulla tela o uno spartito, la bellezza del creato che lo circonda. Ma anche di denunciare ingiustizie sociali e brutture che purtroppo sono l’antitesi della bellezza. Sono quindi molti i motivi che ci muovono a scrivere poesie, a mettere in versi emozioni.

Qual è la funzione del poeta, della poesia oggi?
La poesia e l’arte in genere hanno sempre inciso nella realtà molto più di quanto possa apparire oggi. Se pensiamo al passato, volgiamo lo sguardo verso la bellezza, verso le cose migliori che l’umanità ha creato. Sarebbe un’utopia al contrario pensare che l’arte non abbia più la sua ragion d’essere. Gombrich nella sua Storia dell’Arte ci dice: “Non esiste in realtà una cosa chiamata arte. Esistono solo gli artisti: uomini che un tempo con terra colorata tracciavano alla meglio le forme di un bisonte sulla parete di una caverna…”  Fin dall’inizio della storia quindi c’è questa esigenza profonda di rappresentare e interpretare ciò che ci circonda, che ci emoziona. La necessità di elevarsi verso qualcosa di assoluto, da trasmettere. L’arte è comunicazione, condivisione. Per l’artista quindi il foglio più importante è quello ancora da scrivere, la tela da dipingere, lo spartito da suonare. L’arte incide nella realtà come il tempo incide rughe sul volto degli anziani, le sue tracce sono necessarie e indelebili. L’arte ci racconta.             

Un paio di aggettivi per descriverti e farti conoscere al pubblico.
Mi definirei un sognatore paziente.

Parlaci di una tua poesia o di un tuo libro se lo hai pubblicato.
La raccolta delle mie poesie “Il Sesto Continente” pubblicata da Avalon è nata quasi per caso, con la partecipazione ad un concorso di poesia dove il primo premio era la pubblicazione gratuita di un libro. Quindi ho lavorato alla raccolta rivedendo molti testi recenti e meno recenti. Testi che erano in un cassetto della scrivania. Qualcuno ha detto che più che le poesie, è l’autore che esce dal cassetto. Io mi sento un po’ così, “uscito dal cassetto”. La poesia in fondo è qualcosa di molto personale, pubblicandola, la sensazione è quella di mettersi a nudo, in qualche modo ci si sente più vulnerabili. Ma se arriva da qualche testo un’emozione, un sorriso o un abbraccio, allora ne è valsa la pena.
“Il Sesto continente” è l’utopia di una terra fatta di cose semplici, di un “pane” che non sia conteso, bensì condiviso. Il pane è metafora di ciò che è essenziale, di tutto ciò che “sazia” l’anima. L’utopia di un continente dove il genere umano ha abbandonato le guerre percependole come qualcosa che appartiene alla preistoria. Dove l’uomo ha cura del pianeta e rispetto per l’altro. Dove l’altro è ricchezza, fonte di scambio. Un continente dove le persone sono felici di incontrarsi e di scambiarsi emozioni. Un sogno semplice appunto, il Sesto continente è il mondo che desideriamo da bambini e che abbiamo dentro, e che poi dimentichiamo.

domenica 19 ottobre 2014

Eternità (di Vera Somerova Cordublas)


Stirpe d'Adamo, ricordo bene
eternamente maledetta fu Eva
per virtù maligne di una mela
rossa,
dall'eden profumato e perpetui mirti
finì tra nevi e sabbie e pianti.
Nel dolore partorirai!
Un figlio fratricida,
e terribili drammi
vivranno i tuoi discendenti...
Oh quanti popoli
lavati nel sangue!
Canti di requiem
di voci tremule e spaventate.
Dall'Acropoli ai forni
di Auschwitz
torture e morte.
Uomo
che a Dio crudele
ti ergi
con una mano la croce alzi
e con altra, impugni la spada.
E stanco ti trascini
nell'aspra battaglia già persa.
Piangono le figlie fragili di Eva.
Agonizzano i loro uomini.
Fatui fuochi di stelle morte
ondeggiano tra i teschi.
Sfingi di gelosia
e malcelato odio
Omuncoli e baldracche sanguinose,
cristalli di sale nel lamentoso canto.
Danze ritmate sui tamburi
squarciati
Quarti di agnelli putridi
arrostiti tra le baracche sventrate.
Per quanto ancora?
Fino alla notte dei tempi?
Il calice di fiele
versato sui vespri solenni.
Magnificat, uomo,
di generazione in generazione
laverai nel sangue
il tuo stupido senso
di superiorità.

Vera Somerova Cordublas
diritti riservati