C'era l'inganno della rosa
scarlatta e la marea aggressiva
che sempre graffia.
Salimmo a piedi sulla lava spenta,
dal lato di San Sebastiano al Vesuvio.
Avevamo il nostro fuoco adolescenziale
Partenopei di fuoco come
il nostro fratello Vesuvio.
I versi ci chiamavano fin
dove il profumo delle ginestre
si espandeva.
Insistevano i versi per farci
guardare il panorama sublime
Stavamo sulla terrazza del Paradiso,
baciati da una suprema bellezza.
Su di noi una sottile trina di luce,
si estendeva più
dell'iride, fino
al varco del cono del Vesuvio,
dove noi inserivamo le mani
nelle fumarole, lì guardasti
tremante, con lo sguardo
verso l'infinito.
Ascoltavo in silenzio le tue
mute parole, e un tuo bacio
arrivò all'eremo del mio cuore.
Lì sul tetto di Napoli.
Pasquale Esposito
da Un cielo di poesia 2014
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